Risarcimento Malasanità

Avvocati specializzati in Malasanità
al tuo servizio per esaminare il tuo caso

Se sei stato vittima di un caso di malasanità e vuoi ottenere un risarcimento,
hai 10 anni di tempo dall'accaduto per poter intentare una causa
pagando l'onorario dello studio legale solo a risarcimento ottenuto.

Il nostro Studio Legale è specializzato
in responsabilità medica e della struttura ospedaliera.
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Consulenza legale
e medico specialistica.

Tiberio Timperi intervista l'Avv. Bruno Sgromo
Rai 1 - "Tempo e denaro" Intervista Bruno Sgromo

Se sei arrivato su questa pagina probabilmente sei stato vittima di un caso di malasanità o lo è stata una persona a te cara.

Fortunatamente in Italia possiamo vantare delle buone strutture sanitarie e un alto livello del personale medico e paramedico; in alcuni casi però, un errore medico, un’imperizia dell’equipe o la banale disorganizzazione della struttura ospedaliera possono dar luogo ad errori fatali, che causano un pregiudizio anche grave per il paziente.

In questi casi viene in aiuto il nostro studio di avvocati specializzati in malasanità, per accertare la responsabilità del medico o della struttura sanitaria e assicurare alla vittima giustizia e un congruo risarcimento del danno subìto.

Prima di entrare nei dettagli e mostrarti come opera il nostro studio di avvocati specializzati in casi di malasanità, è importante che tu sappia 3 cose:


  1. Per ottenere un risarcimento hai 10 anni di tempo per agire per vie legali. Trascorso questo periodo, l’eventuale reato cade in prescrizione. Se tu o un tuo familiare avete subìto un danno, quindi, è importante agire con tempestività contattando uno studio legale.
  2. Se desideri ottenere giustizia e un congruo indennizzo al danno subìto, devi rivolgerti ad uno studio di avvocati specializzati in malasanità e non ad uno studio legale qualsiasi. Le cause relative ad errori di malasanità richiedono una perizia ed esperienza che solo uno studio che tratta continuamente cause di questo tipo può maturare.
  3. Prima di assegnare l’incarico ad uno studio legale, è consigliabile appurare quali casi ha seguito in passato per capire se effettivamente lo studio è specializzato nel settore di tuo interesse. Il nostro studio di avvocati specializzati in malasanità, per esempio, ha seguito negli anni casi che spaziano dall’ostetricia-ginecologia, alla chirurgia, alla neurochirurgia, all’oncologia, alla cardiologia, all’ortopedia. Nel prosieguo di questa pagina puoi approfondire alcuni casi portati a termine con successo.

Ecco alcuni casi rappresentativi portati a termine con successo
dal nostro studio di avvocati specializzati in malasanità

Gravidanza caratterizzata da placenta previa centrale, emorragie frequenti,necessità di partorire in una struttura ospedaliera che possa intervenire tempestivamente al fine di tutelare la salute della madre e del bambino.

Mancata diagnosi di placenta previa centrale, feto nato con diagnosi di tetra paresi spastica dovuta alla prolungata ipossia cerebrale causata dal distacco di placenta e rottura d'utero, invalidità del 100%. Nonostante il feto sia nato a 28 settimane quindi fortemente prematuro è stata comunque riconosciuta la responsabilità dei medici nella causazione del danno per il 50%.

"Grazie alle competenze del medico ginecologo di nostra fiducia, del nostro medico legale ed all’impegno degli avvocati dello Studio Legale Sgromo siamo riusciti ad ottenere un risarcimento di 1.350.000€"

Caso Nappi

R. N., un ragazzo di appena 19 anni, a causa di forti cefalee persistenti da mesi, stante l’inefficacia delle terapie applicate, si recava presso il P.S. di Ci. Ca., ove gli veniva prescritta nuova terapia. Dopo qualche giorno, non trovando giovamento, si recava al PS. Dell’O. San P., ove dopo visita, in seguito a diagnosi di sinusite, veniva prescritta ulteriore terapia. Il mal di testa non accennava a scomparire ma diventava sempre più forte tanto da rendere necessario un ricovero in emergenza presso il P.S. dell’O. San P., ove i sanitari erroneamente diagnosticavano meningo-encefalite.

Veniva dopo poco trasferito presso l’Ospedale Sp. con diagnosi di sospetta meningoencefalite virale, ma non venivano richiesti accertamenti urgenti. Dopo pochi giorni il giovane decedeva, con diagnosi di “meningo-encefalite (ndd). Insufficienza respiratoria acuta-coma- trombosi venosa dei seni intracranici (sn)-infarto cerebrale sin-morte encefalica”.

A seguito di tanto, al fine di accertare le responsabilità delle Strutture i sigg.ri Ma. e Na., in proprio e nella qualità di eredi del giovane Ri. Na., proponevano ricorso per A.T.P. ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c..
Esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione, veniva consegnata la versione definitiva dell’elaborato peritale, nel quale i Consulenti nominati riscontravano una responsabilità dei sanitari di entrambe le Strutture resistenti e, precisamente, una percentuale valutabile nel 55% a carico dell’O. San P. ed una percentuale del 45% a carico dell’O. Sp., per non aver considerato la sintomatologia manifestata dal giovane Ri., per avere errato nella diagnosi di meningite (in luogo di quella corretta di trombosi dei seni), per non aver eseguito le dovute indagini diagnostiche e la terapia adeguata. “Il processo sinusitico acuto è stato trattato con superficialità e leggerezza sin dall’inizio del suo esordio”, nella fattispecie sono state negate al paziente chance di sopravvivenza.” così si sono pronunciati i CC.TT.UU. nel proprio elaborato peritale.

Premio Studio Legale dell'anno 2016

Guarda gli altri casi risolti con successo

CASO GE. – Tribunale di Catania 2016.

Evento occorso presso la AOU “P.V.E.” nel 2011.

I sanitari della struttura sottoponevano il sig. Ge., all’epoca dei fatti all’età di 30 anni, affetto da Sindrome di ArnoldChiari tipo I, ad intervento di “laminectomia di C1 con associata craniectomia sub-occipitale e plastica durale”.

Subito dopo il primo intervento, si evidenziava una raccolta liquorale anomala in sede di trattamento chirurgico, da attribuire alla deiscenza della plastica durale, ma i sanitari non reputavano necessario procedere alla revisione chirurgica della sede del precedente trattamento. Il sig. Ge. veniva dunque dimesso. In seguito a TAC cranio, evidenziata “voluminosa raccolta mediana a densità idrica, liquorale, a livello della craniotomia occipitale”, il sig. Ge. veniva nuovamente ricoverato presso la NCH del P. di C. e sottoposto a puntura evacuativa della raccolta liquorale con tutti i rischi connessi alla procedura, quali infezioni ed ipotensione liquorale. I sanitari, dunque, invece di sottoporlo ad una revisione chirurgica del cavo operatorio al fine di riparare definitivamente la evidente deiscenza durale, optavano per una procedura non indicata e collegata ad un maggior rischio di complicanze, ovvero una Derivazione Ventricolo Peritoneale. Nel corso di tale intervento veniva lesionato il nervo ottico di Sn con perdita del visus all’OD.

Con la loro condotta i sanitari non solo determinavano al sig. Ge. la lesione del nervo ottico di Sn., ma, sottoponendolo ad un intervento non adeguato, peggioravano lo stato clinico del paziente determinandone la perdita permanente dell’integrità psico-fisica, individuata in un danno biologico del 40%.
A seguito di tale evento, in via stragiudiziale, la Compagnia Assicuratrice della AOU “P.V.E.” offriva una somma a titolo di risarcimento del danno.

Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, in via stragiudiziale, per l’importo complessivo di 458.364,80€.

Clicca qui per visionare la quietanza di risarcimento

CASO CO. - KO. – Tribunale di l’Aquila 2016.

Evento occorso presso la ASL 1 A.-S.-L. nel 2011.

Trattasi di una paziente, all’epoca dei fatti, di anni 26, che portava avanti una gravidanza regolare, sottoponendosi a i comuni esami ematochimici, alle visite specialistiche periodiche ed alle ecografie di controllo.
La sig.ra Ko. giunta presso la struttura, in travaglio, veniva visitata dal medico di guardia che rilevava il collo uterino leggermente raccorciato. Si assisteva ad una lenta evoluzione della fase latente del travaglio di parto.
Eseguiti i tracciati, i sanitari non eseguivano una corretta valutazione delle alterazioni presenti negli stessi, classificabili come non rassicuranti. In presenza di una attività contrattile irregolare, della mancata progressione della PP e della dilatazione della cervice, ove i sanitari avessero interpretato correttamente tali tracciati CTG, infatti, avrebbero dovuto allertare il servizio di anestesia in considerazione della possibilità di dover procedere ad un taglio cesareo urgente. Un attenta valutazione ed un opportuno monitoraggio avrebbero, dunque, consentito di evidenziare la variazione in senso peggiorativo delle condizioni fetali.
Solo dopo ben 27 minuti dalla comparsa delle decelerazioni ingravescenti perveniva al servizio di anestesia e rianimazione la richiesta di disponibilità della sala operatoria per intervento urgente di taglio cesareo per iniziale sofferenza fetale. Il taglio cesareo veniva eseguito dopo ben 45’ dalla decelerazione.
Avveniva la nascita della piccola R. con Apgar 1- 3- 4- 7 al 1’, 5’, 10’ e 20’, dimessa con diagnosi di “asfissia perinatale, encefalopatia ipossico-ischemica. Convulsioni neonatali” e con esito finale di “tetraparesi spastico-distonica”.
Con la loro condotta imperita e negligente i sanitari non riconoscevano tempestivamente l’acuta sofferenza fetale non eseguivano un tempestivo TC che avrebbe evitato l’asfissia della piccola R.

A seguito di tale evento in via stragiudiziale la ASL 1 A.-S.-L. offriva una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, per l’importo complessivo di 800.000,00€.

CASO AL.– Tribunale di Bergamo 2016

Evento occorso presso la A. O. B. S.nel 2013.
Trattasi di shock emorragico materno e morte perinatale in una paziente,che a termine di una regolare gravidanza, veniva ricoverata con diagnosi di travaglio di parto, con contrazioni forti protrattesi per circa 12 ore. Nonostante ciò i sanitari somministravano ossitocina. La situazione si aggravava tanto che in brevissimo tempo la paziente veniva trasportata in sala operatoria per cesareo in emergenza per rottura di utero. Il piccolo alla nascita si presentava privo di segni vitali.
Gravissima la condotta dei sanitari che avrebbero dovuto provvedere ad urgente estrazione cesarea per la presenza di chiari segni clinici di mancata progressione della parte presentata, in presenza di più che valide contrazioni uterine spontanee e di ancor più valide contrazioni uterine improvvisamente potenziate dall’infusione ossitocica.
Con la loro condotta imperita e negligente i sanitari determinavano la rottura dell’utero oltre la morte endouterina del feto.
I CC.TT.UU. nominati dal tribunale di Bergamo individuavano la responsabilità dei sanitari nell’evento occorso, checon la loro condotta professionalmente imprudente ed imperitanon assistevano correttamente al parto la sig.ra A.. Per la perdita del viscere uterino in seguito al taglio cesareo demolitore, tenuto conto che la paziente aveva, all’epoca dei fatti, 37 anni ed altri due figli, i CC.TT.UU. individuavano un danno biologico del 15%, precisando che la morte endouterina del feto, poteva solo “eventualmente” contribuire ad innalzare l’entità del danno. Non provvedevano però a fornire ulteriori precisazioni.
A seguito di tale evento in via stragiudiziale la A. O. B. S. offriva una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso, in considerazione di quanto in appresso rilevato, con un accordo transattivo, per l’importo complessivo di euro 200.000.

CASO De L. –V.– Tribunale di Frosinone 2016

Evento occorso presso la AUSL F.nel 2004.
Trattasi di un paziente, all’epoca dei fatti, di anni 67, che,successivamente a primo accesso al pronto soccorso ed a relativa dimissione, veniva ricoverato per dolori addominali. Dimesso dopo appena due ore, veniva nuovamente ricoverato il giorno successivo con codice giallo.Dopo poche ore dal ricovero decedeva a seguito di arresto cardio-circolatorio causato da shock emorragico da rottura di aneurisma dissecante dell’aorta addominale.
Nel caso di specie, sarebbe stato opportuno procedere ad un approfondito esame clinico, ad accertamento strumentale ecografico. Il corrispondente ritardo diagnostico e terapeutico comprometteva le possibilità di sopravvivenza post-chirurgica del paziente, provocandone l’exitus avvenuto per rottura aneurismatica con emorragia intraperitoneale e shock emorragico.
Individuata in sede di ctu ex art. 696 bis c.p.c. la responsabilità civile dei sanitari dell’ AUSL F., in relazione a quanto occorso al sig. De L., depositata la relazione, considerata la mancata volontà conciliativa della struttura, veniva iscritto ricorso ex art. 702 bis c.p.c..
La struttura in conseguenza di quanto individuato dal consulente tecnico d’ufficio, in sede di ATP, ovvero che le chance di sopravvivenza, anche in presenza di una condotta professionale corretta sarebbero state comunque del 50%, trattandosi di una patologia di particolare gravità, offriva a titolo di risarcimento del danno subito la somma complessiva di euro 350.000.

Caso MIS. Tribunale di Albano 2016

Accaduto presso: Presidio Ospedaliero San Giuseppe di Marino- ASL ROMA H.
Il caso riguarda il parto della sig.ra C. che alla 40^ settimana e 5 gg di gestazione, a causa dell'insorgenza di sintomatologia caratterizzata da contrazioni uterine e perdite ematiche, si recava presso il P.S. dell'Ospedale di Marino.
All'ingresso in P.S. i sanitari procedevano al ricovero, con diagnosi di gravidanza a termine e la trasferivano presso il reparto di ginecologia e ostetricia del medesimo nosocomio.

In seguito alla rottura delle membrane, veniva avviato monitoraggio mediante CTG, che evidenziava sofferenza fetale. La paziente veniva, dunque, condotta in sala parto e si procedeva a parto spontaneo.
Dava, così, alla luce un feto vivo in condizione di grave asfissia, per cui i sanitari procedevano a trasferirlo presso il reparto di terapia intensiva neonatale dell'Ospedale S. Giovanni Addolorata ove, nonostante le cure, decedeva per "asfissia perinatale, grave-encefalopatia ipossico-ischemica".

Grave l'imperizia e negligenza dei sanitari che non ebbero a riconoscere la grave sofferenza fetale dovuta all'ipossia del feto. Ove fosse stato seguito correttamente il monitoraggio CTG, come previsto dalle principali linee guida, sarebbe stato, infatti, possibile evidenziare un crescente peggioramento delle condizioni fetali. I sanitari invece, sottovalutando la gravità della problematica, non eseguivano intervento tempestivo ed adeguato che avrebbe evitato l'asfissia neonatale del piccolo.

Emersa la responsabilità della struttura nell'evento occorso, il Tribunale di Velletri ha condannato la ASL ROMA H al pagamento in favore dei genitori del piccolo M.L. della somma di euro 500.000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese CTU.

Seguiamo i clienti da tutta Italia

Ecco come procediamo per farti ottenere
il risarcimento del danno in tempi brevi:

Mi preme precisare che il nostro studio accetta un numero limitato di incarichi e
tratta solo casi di una certa importanza, previo accertamento della responsabilità medica.

Questo, da un lato, assicura al cliente di essere seguito con grande attenzione e, dall’altro,
evita che vengano intentate cause prive di fondamento o di risibile apprezzamento economico.

  1. Il primo passo prima aprire un contenzioso legale consiste nell’accertare la reale responsabilità del medico.

    Per questo noi richiediamo al cliente di visionare la cartella clinica e ogni altra documentazione in suo possesso.

    I nostri avvocati specializzati in malasanità operano una rigorosa disamina del caso, ricevendo in studio il cliente alla presenza di un medico specialista nella materia d’interesse: ginecologia/ostetricia, neurochirurgia, oncologia, cardiologia, ecc. Lo scopo è appurare che esista effettivamente una responsabilità e di che tipo (diagnostico, terapeutico, chirurgico ecc).

    Cercheremo di capire se:

    • Il medico ha effettuato un’errata diagnosi

    • Vi è stata negligenza e/o imperizia del medico

    • Vi è stata negligenza da parte dell’equipe sanitaria

    • L’intervento chirurgico è stato eseguito male o è stato effettuato in ritardo

    • Il danno è stato causato da una lacuna nelle conoscenze professionali

    • Sono stati somministrati farmaci non appropriati al trattamento della patologia

    • Vi è stata disorganizzazione della struttura ospedaliera.

    Successivamente a questo vaglio, ed esclusivamente se viene dato parere positivo sulla responsabilità, si procede con la quantificazione del danno ad opera del medico legale.
  2. A questo punto il cliente sigla con il nostro studio legale
    “Il Patto Sgromo”

    Il Patto Sgromo è un accordo basato sul risultato. 

    Dopo aver accertato la responsabilità del medico o della struttura ospedaliera, viene definito insieme al cliente un corrispettivo sul risarcimento che verrà onorato solo ed esclusivamente ad esito positivo della controversia. 

    Il Patto Sgromo fa si che l'intero staff (l'avvocato, il medico specialista ed il medico legale) sia interessato al buon esito della controversia tanto quanto il cliente visto che vengono retribuiti in termini percentuali, sul valore della controversia, esclusivamente a risarcimento ottenuto (ai sensi del nuovo codice deontologico forense approvato dal consiglio nazionale forense nella seduta del 31 gennaio 2014).

  3. Si procede, quindi, con un’azione civile di risarcimento danni ai sensi dell'art.696 bis c.p.c.

    Se ben strutturata questo tipo di azione legale porta al risarcimento nell’80% dei casi; al contrario l’azione in sede penale si rivela piuttosto rischiosa e in caso di archiviazione pregiudica quella civile.

    Sconsigliamo di agire per via penale anche per evitare un eccessivo allungamento dei tempi di risoluzione del contenzioso dal momento che le strutture sanitarie o le assicurazioni delle stesse o dei medici, quando è in corso un procedimento penale, preferiscono aspettare il suo esito prima di iniziare una qualunque attività transattiva.

  4. L'art. 696 bis c.p.c. ci consente di arrivare ad acquisire in tempi brevi una consulenza tecnica di ufficio (c.t.u.).

    La c.t.u. viene disposta dal giudice per individuare se esiste la responsabilità del medico. Con un procedimento ordinario occorrerebbero circa 2 anni per acquisire tale consulenza.

    Nel 70% dei casi di responsabilità medic, a seguito dell'espletamento della c.t.u., già si arriva ad una definizione di un risarcimento.

  5. Solo dopo aver incassato il risarcimento il cliente provvederà al pagamento degli onorari dello Studio Sgromo.

    Se non si dovesse ottenere il risarcimento nulla sarà dovuto allo studio Sgromo ed ai medici che hanno collaborato con lo stesso.

Se pensi di essere stato vittima anche tu di un errore medico e desideri ottenere giustizia e un risarcimento del danno in tempi brevi, raccontaci la tua storia qui:

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Attenzione: ti ricordiamo che questo studio accetta un numero limitato di incarichi e tratta solo casi di una certa importanza per assicurare al cliente di essere seguito con la massima attenzione.

Bruno Sgromo

Concludo questa mia trattazione con una citazione di Johann Wolfgang Goethe:
"Lo scopo della vita è la vita stessa".

Credo che questa frase rappresenti l’importanza della salute e del diritto di ogni cittadino alla tutela della stessa.

Bene…il nostro studio di avvocati specializzati in casi di malasanità è qui proprio per questo, per difendere i diritti dei pazienti a ricevere cure adeguate che non pregiudichino la possibilità di vivere e vivere bene.

Cordialmente,
Avv. Bruno Sgromo
Malasanità Roma

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